Immagine di Camilla

L’IIS Eliano-Luzzatti continua a ricordare Camilla, la studentessa del 5A classico morta in un tragico incidente stradale venerdì 24 maggio scorso. Durante le commosse e sentite esequie, sono stati letti dei pensieri che ricordassero la figura e soprattutto il suo sorriso. Tra questi, si riportano due estratti.

In aggiunta, molti docenti ricordano Camilla con dei contributi scolastici. Il prof. Del Monaco la omaggia con un suo commento sul valore dell’Humanitas, a partire da un brano di Menandro, tratto dalla commedia Dyskolos; la prof.ssa Torniai ha collezionato una serie di immagini, di video e di riflessioni scolastiche che riguardano direttamente Camilla.

Camilla, la ragazza scomparsa tragicamente venerdì 24 maggio 2019
Camilla, la ragazza scomparsa tragicamente

Il primo estratto è parte di un componimento di Camilla stessa, sulla felicità, scritto il 14 novembre 2017:

(…) “E’ bello essere fragili, provare emozioni contrastanti fra loro, apprezzare i piccoli gesti e lasciarsi stupire da quello che la vita ci riserva ogni giorno. La felicità è vivere sorprendendosi  di ciò che ci circonda, è la consapevolezza di avere a fianco un complice che possa aiutarci a superare le difficoltà e che gioisca insieme a noi dei traguardi raggiunti. Il sentiero da percorrere per raggiungere la felicità è lungo, spesso ripido e tortuoso. Con il tempo imparerò ad orientarmi avvalendomi della ragione e del cuore: due luci fondamentali che illumineranno il mio cammino”

Il secondo estratto è parte del ricordo che la classe ha rivolto a Camilla, per bocca di Chiara, sua compagna di banco:

(…) Cara Camilla. Solo cominciare a parlare di te mi è difficile, forse mi tremerà la voce, forse sentirò sospiri e l’umido di qualche lacrima sul volto. Quanti forse ci sono. Vorrei cominciare dal tuo sorriso: la mattina, quando arrivavi, poggiavi lo zaino spesso troppo pesante, con un tonfo, sul banco, ci guardavi e ci rivolgevi questo stesso sorriso, così luminoso che per un po’ mi faceva dimenticare di ogni stress,ansia e paura. Lo portavi sempre, anche quando c’erano situazioni difficili, perché, come mi dicevi tu, volevi rimanere sempre positiva. Ho già scritto altre volte che, se io rappresentavo la persona sempre pessimista e negativa, tu eri il mio polo positivo. Quel polo che alimentava la nostra batteria giornaliera, quella di tutti, sì, perché, non dirò cose false, portavi a tutti serenità con quella risata così particolare che rideva chiunque la sentisse nel raggio di due metri. Vorrei continuare a parlare di te, accennando al tuo carattere. Degna figlia di tua madre, eri un treno in corsa, un mare in tempesta: ti impegnavi così tanto in quello che facevi….dalle cose meno importanti, alla scuola, alle amicizie, all’amore. Questi 5 anni hai lavorato almeno il quadruplo rispetto a tutti: eri in treno? Studiavi. Eri ad aspettare la navetta per tornare a casa? Sempre la testa sui libri. E questo non perché tu volessi eccellere, no, a te non bastava questo Cami. Parlavamo sempre di quanto ti piacesse imparare, studiare, capire i ragionamenti di persone che, un millennio fa, avevano già capito tutto. E noi, ora, persi nella tua improvvisa assenza, nel silenzio assordante di quell’aula ora così vuota, quel banco così grigio, che ha perso il suo colore, non ci capacitiamo di come i tuoi sogni, la tua passione per la criminologia, il tuo futuro all’università a cui tanto aspiravi, non possa ora finire. Aspetto di continuo una notifica, un tuo messaggio, un tuo ‘non me ne frega niente’, che però non era mai vero perché poi ci mettevi tutta te stessa, anima e corpo. Noi faremo il doppio, Cami, lo faremo per te. Perché la tua passione, la tua onestà, il tuo altruismo, la tua infinita dolcezza che ci mostravi quando notavi, da subito, che quella per qualcuno era una giornata ‘no’, non posso, e non possiamo, dimenticarli. La tua vita non finisce qui, ma continua con noi: non potremo mai eguagliarti, avere la tua stessa bellezza e bontà d’animo, la tua sicurezza e spigliatezza, ma una parte di te è scolpita per sempre in ognuno di noi. Un filosofo che tanto amavi e di cui mi parlavi sempre diceva che la vita è come una commedia, non importa quanto è lunga, ma come questa venga recitata. E tu, Cami, hai eseguito la tua migliore performance. Per questo ti dico grazie. Proviamo a dimenticare quell’abbraccio mancato che, tornando indietro, forse ti avremmo dato. Ancora un forse, come vedi. Grazie per averci dato l’onore di conoscerti e di condividere con te così tanti aspetti di te stessa, come nessun altro sa fare. Noi ci prenderemo cura di te: del resto, in fondo, non te ne sei ancora andata via da noi. Vivi sopra di noi, sei la luna, che dicevi sempre di volerti andare a prendere perché si, te la meritavi. Sarai sempre e per sempre parte di noi.

Infine, Camilla scriveva così in un compito, il cui enunciato recitava: “Prendendo spunto dalla lettura del brano proposto, tratto dal Dyskolos di Menandro, spiega l’importanza del tema della humanitas nella commedia nuova. Esponi, infine, il tuo personale parere: è forse un errore «quello di credermi il solo autosufficiente, di non avere bisogno di nessuno»?”

«Tempus fugit»: il tempo fugge, scorre e, come se fosse un fiume in piena, modifica, trasforma e travolge. Si tratta di un percorso centrifugo durante il quale l’Atene del IV sec. a.C. vede la disgregazione dei valori etici e politici sui quali si era sviluppata. La progressiva diminuzione di autonomia della πόλις, lo svanire del sistema valoriale che da sempre aveva reso indissolubile il rapporto tra il cittadino e lo Stato, comportano un cambiamento non di poca rilevanza. Il πολίτης, infatti, non percepisce più l’ambiente sociale e politico come il luogo in cui cercare il proprio equilibrio. Le numerose delusioni, la classica e maniacale attenzione al guadagno, i modelli di riferimento che vengono a mancare: tutto ciò porta l’uomo a ritirarsi in se stesso, a rifugiarsi nelle certezze che può ottenere soltanto instaurando legami affettivi sinceri.
Questa accurata analisi psicologica si riflette nella letteratura del IV sec. a.C., in particolare nelle commedie che riverberano e amplificano la necessità di recuperare l’equilibrio perduto all’interno della dimensione etico-morale umana. Le opere di Menandro, principale commediografo della Commedia Nuova, suscitano negli spettatori un riso malinconico. Gli uomini, infatti, si riconoscono nelle debolezze di ogni personaggio e vengono posti di fronte ai propri limiti. In questo modo, si attiva un processo di introspezione psicologica che si corrobora sempre di più e che permette all’uomo di conoscere se stesso. La Commedia Nuova riflette proprio questo stravolgimento di prospettiva. La vita dell’uomo e, dunque, la letteratura ruotano intorno alle relazioni umane: l’amore e l’affetto reciproco rappresentano le colonne portanti del pensiero, dell’arte. La politica, il dibattito, l’astuzia e l’aggressività non sono più caratteristiche tipiche della letteratura e, tanto meno, della vita dell’uomo. Questa progressiva mancanza di fiducia in una realtà che appare oramai contaminata e drammaticamente segnata dalle guerre suscita nel cittadino il desiderio di isolarsi, di costruire un muro che lo divida dal mondo ellenizzato, troppo vasto e confuso. Nasce cosi la figura dell’ αὐτάρχης, cioè colui che si considera bastevole a se stesso. L’uomo, autosufficiente, si distacca da ciò che lo circonda e decide di vivere la sua vita in solitudine. E’ un frammento molto interessante della storia greca, che a guardar bene riflette la storia di ogni animo umano. Menandro, nel Dyskolos, ne fa una precisa analisi e ne mette in risalto il carattere antitetico. Cnemone, infatti, il protagonista della commedia, mostra l’intenzione di rimanere immune e indifferente ad ogni minima sfumatura che si interponga tra il suo cuore e la sua razionalità. Al contempo, però, dal suo comportamento emerge l’humanitas, la philanthropia. Nonostante Cnemone tenti di trasformarsi in un essere imperturbabile, immune a qualsiasi sofferenza, riconosce di poter percepire ancora il calore e l’emozione nell’incontro con un’anima gentile. Il ravvedimento etico di Cnemone e la sua capacità di riconoscere i propri errori rappresentano un messaggio fondamentale per gli Ateniesi a cui Menandro intende rivolgersi, ma le sue parole assumono un valore eterno nel tempo.
Proprio come lo spettatore del IV sec. a.C. riusciva a riconoscersi nei vari caratteri portati in scena da Menandro, così anche l’uomo moderno può leggere e interpretare la sua interiorità tra i versi di quelle commedie. Le relazioni umane, soprattutto durante il periodo adolescenziale, sono spesso minate dalla convinzione di essere autosufficienti. Il timore di incorrere in inganni e delusioni crea ostacoli invisibili ma tangibili tra gli esseri umani, separandoli e privandoli di qualsiasi sentimento. La fragilità e la fugacità del tempo, però, rendono l’uomo più sensibile. Egli tenta invano di filtrare la realtà e di renderla scevra da emozioni, allo scopo di trovare e afferrare la felicità all’interno della sua dimensione personale. Si tratta di una tensione all’infinito, di una ricerca che non condurrà mai ad una scoperta. E’ proprio Menandro a spiegarlo nel Dyskolos: nessuno è in grado di trascorrere un’intera esistenza nella solitudine. Ciò significherebbe precipitare in un pozzo buio e profondo come succede a Cnemone. Ci si chiede, dunque, se sia davvero possibile vivere ad occhi chiusi, riporre il cuore in uno scrigno e circondarsi di barriere pur di non soffrire. Le difficoltà, gli ostacoli, le illusioni sono di insegnamento e guidano l’uomo verso un futuro migliore: gli anni successivi alla Guerra del Peloponneso ne sono la prova. In un periodo di forte scompiglio e di disagio, grazie soprattutto alla letteratura le speranze non sono andate perdute. La condivisione, l’universale solidarietà tra gli uomini, l’affetto reciproco hanno permesso alla civiltà greca di ristabilire l’equilibrio.
Menandro si fa dunque portavoce di valori universali e incredibilmente attuali. Nessun uomo è stato mai capace di conoscersi, di analizzarsi profondamente vivendo soltanto periodi di serenità. La vera armonia è percepibile e palpabile grazie all’esistenza del frastuono, del baccano. E, come Cnemone è riuscito a comprendere nel corso della commedia, non è possibile porre dei limiti alla provvidenza. La vita è imprevedibile e non è sbagliato sentire la necessità di avere al proprio fianco qualcuno con cui condividere la quotidianità.


Ecco il link del contributo della prof.ssa Torniai su Camilla: https://www.tes.com/lessons/eVtCKoASAkhoOw/camilla-aversa

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